sabato 9 luglio 2011

Cose da sapere prima di andare a Parigi

- La Tour Eiffel pesa 7.300 tonnellate, all’incirca 68.033,3 periodico volte Giuliano Ferrara: inutile provare a rubarla.
- Il nome francese della città è stato tradotto in italiano come “Parigi” perché non si facesse confusione con Carlo Paris, inviato a bordo campo di Rai Sport.
- Al ristorante 1 litro di acqua San Pellegrino  può arrivare a costare 8 euro. Chiedete quindi una carafe, e vi porteranno acqua di rubinetto gratis (io l’ho scoperto all’ultimo giorno di permanenza, dopo 72 ore senza bere). I macaròns, inoltre, non vanno conditi col sugo.
- Quando un parigino è raffreddato prende la bastiglia (scusate, anzi paRdòn).
- Parigi val bene una mousse (scusate ancora).
- Le fogne di Parigi sono visitabili ma puzzano.
-  Quando fate il biglietto aereo per recarvi a Parigi, fate attenzione a non finire a Paris (Texas). Qualora questo però accadesse, potreste comunque ammirare la Tour Eiffel con il capello da cowboy immortalata qui accanto, e dire di essere stati nella “seconda Parigi più grande al mondo” (geniale slogan della città).
- Tenete, infine, conto che “Ce Parigi tenéve lù mare ièv 'na piccole Bàre” (se Parigi avesse il mare, sarebbe una piccola Bari): non per niente riso, patate e cozze a Parigi non lo trovate.

Guarda Milano

Chi di voi all’età di 5 anni non ha mai deliziato gli amici con il gioco di parole “Guarda Milano – Guardami l’ano”? Immagino tutti voi (se siete finiti a leggere questo blog, non sarete propriamente dei Premi Nobel). Per tal motivo, e perché di anni (con 2 'n') ne ho 25, eviterò di riproporvelo.
Detto questo, non so se i migliori siti di viaggi consiglino Milano, la città degli innamorati, quale imperdibile meta turistica ma, dato che non siamo uno dei migliori siti di viaggi, ci sentiamo liberi di farlo. Ebbene (con la seconda “e” chiusa, mi raccomando), dal momento che ho vissuto a Milano per ben 20 mesi della mia vita (non ditelo ai miei genitori: erano convinti io fossi a Milazzo, in Sicilia), non posso che parlarne bene: vi confesso, anzi, che all’ombra della Madunina ho lasciato il cuore, oltre che un polmone (abitavo sulla circonvallazione).
Un mio autoscatto a Milano
I soliti luoghi comuni affibbiano al capoluogo lumbàrd gli stereotipi di città cessa, caotica, cupa, milanese, inquinata, popolata da gentaglia (munita di fazzoletto verde nel taschino della giacca) che pensa solo a laurà e che non ti rivolge la parola se non per esprimere dolci pensieri quali “Va a ciapà i ratt’”.
Mi sento, come vi dicevo, di andare controcorrente come un salmone sui Navigli, e sconfessare tali mendaci dicerìe. Una passeggiata nei viottoli del Centro meneghino può rivelarsi assai piacevole: partire da Piazza Castello, passare da via dei Fiori chiari, via dei Fiori scuri, via della Spiga (erano finite le tonalità possibili di fiori), via Montenapoleone, per poi arrivare in Piazza Duomo (dove è presente una riproduzione in scala 10.000.000:1 della statuetta lanciata da Tartaglia a Berlusconi) e, schivando piccioni kamikaze, raggiungere la Galleria, merita senz’altro di essere fatto una volta nella vita (quantomeno con Google Street View).
Dopo di ciò, se come me pensate che l’Alcatraz sia solo un carcere di massima sicurezza (dove quindi non è il caso di pagare per entrarvi) e l’Hollywood un posto dove girano film di vario genere, cercherete un posto dove satollare il vostro stomaco fino allo sfintere pilorico.
Il premier Coto-Letta
Una volta che avrete scoperto che quella di Brera non è una paninoteca ma una Pinacoteca, potreste dirigervi, sgomenti, verso il primo rivenditore ambulante di panini alla salamella oppure verso “La Cotoletteria”, ubicata in Corso Garibaldi. Vi saranno servite abnormi cotolEtte (in questo caso fate attenzione a spalancare la "e") che potrete selezionare da un ricco e bisunto menù: 14 € per dire addio alla propria cistifellea, ma con soddisfazione (nell'immagine trasudante olio qui sopra, quella da me di lì a poco ingerita).

Le apparenze ingannano


Nonostante fossero degli untuosi ciccioni in mutande, i sumeri svilupparono la scrittura, la lavorazione delle pietre preziose e, soprattutto, inventarono la birra. Un sentito grazie da mio cognato e dall’indiano da cui si rifornisce di Heineken.
PS
Cosa da non sottovalutare, i sumeri non formularono previsioni sulla fine del mondo (o quantomeno se le tennero per loro), evitando così di generare panico ingiustificato e di far vendere altrettanto ingiustificati libri a Roberto Giacobbo.

Tutankhamon

Secondo un sondaggio sottoposto ad un campione di cricket, alla fondamentale domanda: “Mi dica il primo nome di faraone che le viene in mente” * una persona su cinque risponde: “Tutankhamon”.
Ma, domanda da porsi con tono di voce all’Alberto Angela, cosa avrà fatto il suddetto faraone per meritare cotanta fama? Ebbene, costui non fece proprio una mazza (e tantomeno una Mazda, che arrivò molto tempo più tardi). Si trattava infatti di un bambino che regnò per soli 9 anni (dal 1361 al 1352 a.C.) e che fu, tra l’altro, manipolato dalle altre forze politiche del periodo (oltre che ricattato dalla Lega). E’ divenuto però una grande celebrità solo perché nel 1922 è stata rinvenuta la sua tomba. Mah.
A gettare ulteriori ombre sulla sua persona, ci sarebbe la questione riguardante il nome, che originariamente non era neppure Tutankhamon ma Tutankhaton, che significa “Immagine vivente di Aton”, noto protagonista del cartone animato “Holly e Benji”.
*La risposta esatta è alla pagina 563 di Mediavideo.