sabato 9 luglio 2011

Guarda Milano

Chi di voi all’età di 5 anni non ha mai deliziato gli amici con il gioco di parole “Guarda Milano – Guardami l’ano”? Immagino tutti voi (se siete finiti a leggere questo blog, non sarete propriamente dei Premi Nobel). Per tal motivo, e perché di anni (con 2 'n') ne ho 25, eviterò di riproporvelo.
Detto questo, non so se i migliori siti di viaggi consiglino Milano, la città degli innamorati, quale imperdibile meta turistica ma, dato che non siamo uno dei migliori siti di viaggi, ci sentiamo liberi di farlo. Ebbene (con la seconda “e” chiusa, mi raccomando), dal momento che ho vissuto a Milano per ben 20 mesi della mia vita (non ditelo ai miei genitori: erano convinti io fossi a Milazzo, in Sicilia), non posso che parlarne bene: vi confesso, anzi, che all’ombra della Madunina ho lasciato il cuore, oltre che un polmone (abitavo sulla circonvallazione).
Un mio autoscatto a Milano
I soliti luoghi comuni affibbiano al capoluogo lumbàrd gli stereotipi di città cessa, caotica, cupa, milanese, inquinata, popolata da gentaglia (munita di fazzoletto verde nel taschino della giacca) che pensa solo a laurà e che non ti rivolge la parola se non per esprimere dolci pensieri quali “Va a ciapà i ratt’”.
Mi sento, come vi dicevo, di andare controcorrente come un salmone sui Navigli, e sconfessare tali mendaci dicerìe. Una passeggiata nei viottoli del Centro meneghino può rivelarsi assai piacevole: partire da Piazza Castello, passare da via dei Fiori chiari, via dei Fiori scuri, via della Spiga (erano finite le tonalità possibili di fiori), via Montenapoleone, per poi arrivare in Piazza Duomo (dove è presente una riproduzione in scala 10.000.000:1 della statuetta lanciata da Tartaglia a Berlusconi) e, schivando piccioni kamikaze, raggiungere la Galleria, merita senz’altro di essere fatto una volta nella vita (quantomeno con Google Street View).
Dopo di ciò, se come me pensate che l’Alcatraz sia solo un carcere di massima sicurezza (dove quindi non è il caso di pagare per entrarvi) e l’Hollywood un posto dove girano film di vario genere, cercherete un posto dove satollare il vostro stomaco fino allo sfintere pilorico.
Il premier Coto-Letta
Una volta che avrete scoperto che quella di Brera non è una paninoteca ma una Pinacoteca, potreste dirigervi, sgomenti, verso il primo rivenditore ambulante di panini alla salamella oppure verso “La Cotoletteria”, ubicata in Corso Garibaldi. Vi saranno servite abnormi cotolEtte (in questo caso fate attenzione a spalancare la "e") che potrete selezionare da un ricco e bisunto menù: 14 € per dire addio alla propria cistifellea, ma con soddisfazione (nell'immagine trasudante olio qui sopra, quella da me di lì a poco ingerita).

1 commento:

  1. Ho letteralmente lacrime agli occhi. Grazie Lele

    Peter (nessun commento sulla trippa questa volta)

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