lunedì 12 agosto 2013

Locuzioni idiomatiche anglofone (senza offesa)

Se ancora vi interrogate su quale sia la sottile differenza tra Inghilterra, Gran Bretagna e Regno Unito, se avete con il genitivo sassone la stessa relazione che ha Aldo Biscardi con i congiuntivi italiani, se credete che Williamshake sia il fratello acculturato di Britney Spears, questa English Lesson (il famoso "Lesso inglese", ottimo con il pinzimonio) non fa per voi.

Infatti, di seguito, forniròvvi alcune nozioni avanzate di inglese, che mi sono avanzate cioè dagli anni passati. Appreso tutto lo scibile anglofono con l'articolo pubblicato la scorsa settimana sui falsi amici di Maria De Filippi, per poter millantare "Fluent English" sul vostro CV non vi resta che rapprendere i seguenti "Idioms", da non confondere con gli "Idiots" (di cui abbiamo 3 splendidi esemplari qui a sinistra), modi di dire utilizzati nel parlato, ma anche, se capita, nel pensato.


Si riporta, indi, la "Top 7" degli idioms inglesi, la loro traduzione letterale ed il loro, triste, corrispettivo italiano. La superiorità di un popolo si evince anche, se non soprattutto, da queste minchiate.

#7. IT'S A PIECE OF CAKE (letteralmente: "è un pezzo di torta"): FACILE COME BERE UN BICCHIER D'ACQUA
Etimologia: espressione dovuta alla facilità che hanno gli inglesi nel mangiare torte, che spiega tra l'altro il loro tasso di obesità più alto d'Europa

#6. BEFORE YOU CAN SAY JACK ROBINSON (letteralmente: "prima che tu possa dire Jack Robinson"): IN UN BATTER D'OCCHIO
Etimologia: Jack Robinson è stato uno scarso ex-portiere del Fulham; i compagni non facevano in tempo a chiamarlo per segnalargli un tiro avversario, che già la palla era in goal

#5. I'LL CATCH FORTY WINKS (letteralmente: "catturare 40 strizzatine d'occhio"): VADO A FARE UN PISOLINO
Etimologia: inventore sconosciuto ma geniale

#4. TO SPILL THE BEANS (letteralmente: "rovesciare i fagioli"): FARSI SCAPPARE UNA PAROLA
Etimologia: il significato iniziale "farsi scappare una flatulenza" fu edulcorato nel XVI secolo dal puritanesimo


#3. IT'S RAINING CATS AND DOGS (letteralmente: "piovono gatti e cani"): PIOVE A CATINELLE

Etimologia: lo affermò il cugino inglese di Giuliacci dopo il terzo giro di  Jack Daniels

#2. LET'S TALK TURKEY (letteralmente: "parliamo tacchino"): ARRIVIAMO AL PUNTO
Etimologia: è la risposta da dare al detto "Parla come mangi" il giorno del Ringraziamento

#1. TO GO BANANAS (letteralmente: "andare a banane"): ANDARE SU TUTTE LE FURIE
Etimologia: ignoro l'etimologia. Questa cosa, se ci penso, mi fa proprio andare a banane

Mi preme segnalare, infine, che mentre noi abbiamo una fame da lupi, gli inglesi esclamano: "Potrei mangiare un cavallo" ("I COULD EAT A HORSE"). La stessa cosa che pensiamo noi tutte le volte che mangiamo le polpette di manzo da IKEA.

sabato 3 agosto 2013

Falsi amici (ma almeno non di Maria De Filippi)

Come dice un vecchio adagio, e come disse Delvecchio a Di Biagio, gli amici sono come i fagioli: parlano sempre di dietro. Tale maleodorante verità è applicabile non solo alla nostra italica nazione ma anche allo United Kingdom, meglio noto come Regno Unto. Pertanfo, mi sembra doveroso erudire gli utenti di codesto blog, che sono molti meno di quelli del blog di Beppe Grillo, ma sono anche molto meno incazzati (scusate se ho usato il termine "Beppe Grillo"), riguardo ai "False friends", espressioni, cioè, della lingua di Shakespeare e Gary Barlow che possono facilmente trarre in inganno noi italiani monoglotti (un primo false friend in cui cadere è credere che l'espressione "False friends" si riferisca a videocassette pirata della serie TV "Friends").

Di seguito, indi, tre lezioni fondamentali da imparare:

Lesson #1:

Lesson #2:

Lesson #3:

martedì 23 luglio 2013

Trippadvisor 2 - Cose da sapere prima di andare in Cecoslovacchia

1. La prima cosa da sapere prima di andare in Cecoslovacchia è che la Cecoslovacchia non esiste più: esistono la Repubblica Ceca e la Slovacchia (e, per di più, i cechi agli slovacchi proprio non li possono vedere).
Un'abitante del luogo
2. Sui Sudeti, catena montuosa a sud del Paese, fa parecchio cheldo.
3. Il latte che viene offerto a colazione in alberghi e bar è prodotto esclusivamente da slovacche locali.
4. Alla voce “piatti tipici” dei menù di tutti i ristoranti troverete la Cotoletta alla milanese. Questa, in effetti, che è l’unica cosa veritiera di questo articolo, non me la spiego: è come se noi dicessimo che il Prosciutto di Praga è tipico dell’Emilia-Romagna.
5. La Repubblica Ceca è la nazione con la più alta concentrazione di castelli al mondo. Roberto Castelli, invece, purtroppo è italiano.

lunedì 15 luglio 2013

Trippadvisor - Cose da sapere prima di andare in Giappone

Il blog “Non c’è trippa per Gandhi”, che poi sarebbe questo, torna a svolgere la sua importante funzione di servizio pubblico, e non nel senso di gabinetto. Le vacanze sono alle porte, così come gli esattori di Equitalia: due ottimi motivi per partire e dirigersi a caso il più lontano possibile.
Qualora tale serendipità vi conduca in Giappone, meta ambitissima quest’anno per lo svolgersi, come d’altronde tutti gli anni, dei mondiali di Sumo, è bene che siate eruditi sulle fondamentali nozioni/indicazioni di seguito elencate:
Ari-gattò
1. Non chiedete in giro la maglietta di Holly della serie “Holly e Benji”, oltre che per un motivo di dignità personale, perché nella versione nipponica si chiama Capitan Tsubasa.
2. La frase “Sono rappa wo fukuno wo yamete kuremasenka?”, che significa “Scusi, potrebbe smettere di suonare la trombetta?”, potrebbe tornarvi utile, ma neanche troppo.
3. Il Sol Levante non è mezzo tono sopra il Sol Diesis.
4. Il protocollo di Kyoto non è un foglio per incartare il sushi.
5. La capitale del Giappone fino al 1867 è stata Kyoto: da qui il famoso detto “Tokyo scaccia Kyoto”. Le parole “Tokyo” e “Kyoto” sono anagrammi non origami.
6. La cerimonia del è molto bella, ma è talmente lunga e soporifera che è bene sia preceduta dalla cerimonia del caffè. Di tanto in tanto viene ravvivata da qualche invasore pazzo che si spaccia per Dan Peterson.
7. Se dopo giorni di alghe e riso tutto vi sembra avere lo stesso Sapporo, e cominciate ad avere nostalgia del cibo italico, potete provare a ordinare al ristorante una pagoda alla vaccinara.
8. Alla domanda del gelataio “Che plendete?”, la classica battuta “Lei coppetta, Yoko Ono” non piace particolarmente: i giapponesi su questo sono piuttosto sushettibili.

9. Non fate, inoltre, battute ovvie sul cognome di Kagawa, giocatore del Manchester United e idolo locale. Più in generale, non fate mai arrabbiare i giapponesi altrimenti sono kamikazi amari.

giovedì 11 luglio 2013

Come on let's tweet again

La classifica dei migliori 10 tweet espettorati dall'account Twitter di codesto blog:

#10. Regà,non ricordo se sulla pasta al tonno ci va il formaggio:fissiamo una videocall alle 12? Ve ne sarei gratinato
#9. Incolonnamenti su via dei Settebagni: pare sia finita la carta
#8. A giorni alterni, tutti in ufficio a cavallo: per uno sviluppo equino e sostenibile. PS Il suo sarebbe un cavalluccio Marino
#7. è dirti tanto
#6. in tempo di crisi
#5. ! Se proprio devi leggere tutto quello che diciamo, almeno rituittaci! Altrimenti qua smontiamo barack e burattini
#4. Ma avete remore a modificare il Porcellum perche' del maiale non si butta via niente? Scusi l'insuinazione. Cordiali salumi
#3. Hi Obi! How are you? Tutt'apposht'? Regarding global situation, what do you think about Valeria Marini's wedding? Many thanks
#2. Ue Albus, ma e' vero che quando,nel 50 a.C., i romani conquistarono Trento dissero:"Abbiamo fatto Trento, facciamo Trentino"?
#1. Ciao Britti, hai mai pensato di fare un duetto con Britney? Sarebbe come se duettassero Minghi e Mango. Fammi sapere, grazie

domenica 7 luglio 2013

Nonc'ètrippaperGandhix Reloaded

Non mi è apparso Gesù sulla via di Damasco, ma molto molto più umilmente (aggiungete un'altra abbondante settantina di "molto") mi è apparso Alberto Angela su via della Camilluccia, a Roma.

Immensemente Angela
Era proprio lui, con la sua acconciatura alla Fernando Llorente, che accompagnava i figli a scuola e, salutando i pargoli (molto somiglianti a nonno Piero e a nonna Angela), porgeva loro una chitarra classica (??) e, nel contempo, buttava un occhio al cantiere di operai limitrofo, sperando sbucasse fuori un'anfora romana o Quarke reperto paleozoico.

Nonostante non abbia fatto in tempo, in quanto costernato e un tantino costipato, a raggiungerlo per chiedergli un passaggio a nord-ovest a bordo della sua Ulysse, il sol adocchiare la sua barbuta silhouette mi ha rimembrato dell'esistenza di questo mio blog dai contenuti elevati come il premio della mia assicurazione.

E così, mentre Mentana e Muccino, indignati, smettono di scrivere su Tuitter, io riprendo più indefesso e, soprattutto, fesso che mai.

giovedì 22 dicembre 2011

Nomen Omen? Piuomèn..

Vi siete mai chiesti perchè Madre Teresa di Calcutta fosse albanese? Così come Sant'Antonio da Padova nacque a Lisbona? O perchè Santi Licheri non è neanche stato fatto Beato? O perchè Italo Calvino avesse una chioma fluente? Spero di no, perchè se l'aveste fatto avreste dei problemi ed, inoltre, questo blog perderebbe la sua importante funzione sociale.
Faccia di Chiappe
In ogni modo, tali e talaltre singolari discordanze vanno a confutare la cacofonica locuzione latina "Nomen Omen" (letteralmente "Un nome, un destino"), secondo la quale il nome assegnato vada ad incidere sull'esistenza dell'assegnatario. Se così realmente fosse, infatti, ci saremmo aspettati che 2 personaggi storici come il Generale francese Jean Chiappe ed il tribuno romano Tito Ilio Proculo avessero avuto, in virtù dei rispettivi sfinterici cognomi, una vita fortunata. I due ebbero altresì un destino, e tante volte anche l'intestino, avverso.
Chiappe, appena nominato Alto Commissario francese in Arabia Saudita, fu abbattuto per sbaglio, mentre volava per il Libano (le famose "Chiappe al vento"), da un velivolo italiano che stava prendendo parte alla Battaglia di Taranto del 1940 (non solo abbiamo perso contro gli inglesi, abbiamo pure fatto fuori il povero Chiappe); Proculo, invece, non la fece franca coi Franchi (a differenza di Franco Franchi), con i quali era persino imparentato, e fu da loro consegnato all'Imperatore Probo, che lo mise a morte quale usurpatore (se il nome, poi, influisse davvero così tanto, Proculo sarebbe dovuto nascere ai tempi di Vespasiano).