Il blog “Non c’è trippa per
Gandhi”, che poi sarebbe questo, torna a svolgere la sua importante funzione di
servizio pubblico, e non nel senso di gabinetto. Le vacanze sono alle porte,
così come gli esattori di Equitalia: due ottimi motivi per partire e dirigersi
a caso il più lontano possibile.
Qualora tale serendipità
vi conduca in Giappone, meta ambitissima quest’anno per lo svolgersi, come d’altronde
tutti gli anni, dei mondiali di Sumo, è bene che siate eruditi sulle fondamentali
nozioni/indicazioni di seguito elencate:
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| Ari-gattò |
1. Non chiedete in giro la
maglietta di Holly della serie “Holly e Benji”, oltre che per un motivo di
dignità personale, perché nella versione nipponica si chiama Capitan Tsubasa.
2. La frase “Sono rappa wo
fukuno wo yamete kuremasenka?”, che significa “Scusi, potrebbe smettere di
suonare la trombetta?”, potrebbe tornarvi utile, ma neanche troppo.
3. Il Sol Levante non è
mezzo tono sopra il Sol Diesis.
4. Il protocollo di Kyoto
non è un foglio per incartare il sushi.
5. La capitale del
Giappone fino al 1867 è stata Kyoto: da qui il famoso detto “Tokyo scaccia
Kyoto”. Le parole “Tokyo” e “Kyoto” sono anagrammi non origami.
6. La cerimonia del tè è
molto bella, ma è talmente lunga e soporifera che è bene sia preceduta dalla
cerimonia del caffè. Di tanto in tanto viene ravvivata da qualche invasore
pazzo che si spaccia per Dan Peterson.
7. Se dopo giorni di alghe
e riso tutto vi sembra avere lo stesso Sapporo, e cominciate ad avere nostalgia
del cibo italico, potete provare a ordinare al ristorante una pagoda alla
vaccinara.
8. Alla domanda del
gelataio “Che plendete?”, la classica battuta “Lei coppetta, Yoko Ono” non
piace particolarmente: i giapponesi su questo sono piuttosto sushettibili.
9. Non fate, inoltre,
battute ovvie sul cognome di Kagawa, giocatore del Manchester United e idolo
locale. Più in generale, non fate mai arrabbiare i giapponesi altrimenti sono
kamikazi amari.